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Cosa vedere in Trentino: i tesori di Ala

Un’ala d’Angelo

Percorrendo l’Autostrada del Brennero, lungo la valle dell’Adige, provenienti da Sud, prima di arrivare a Rovereto,  c’è il casello autostradale di Ala-Avio. Vale la pena fare una sosta nella città di Ala. Le ipotesi formulate sull’origine del nome sono molteplici. Eccone alcune:

  • la forma che aveva anticamente l’abitato;
  • un insediamento etrusco chiamato Ad Palatium;
  • un’ala dell’esercito romano;
  • potrebbe derivare da una lingua ugro-finnica dove Ala significa “sosta” o “caverna”.

A me piace pensare all’Ala di un Angelo che vigila e custodisce questo antico borgo.

Portale del Palazzo del Municipio con il simbolo di Ala

La città al confine

E stata proprio la sua posizione di confine a caratterizzare una storia che narra di un luogo crocevia di commerci e  stazione di sosta per il cambio dei cavalli. I visitatori della città di velluto, oggi, possono far riposare le proprie auto e godere anche di brevi visite della città e del suo buon gusto uscendo con i moderni carri dal casello di Ala-Avio, e raggiungere il centro città, che gode di comodi parcheggi a ridosso della Roggia. Percorrendo pochi metri a piedi, possono raggiungere le varie osterie della città di velluto, ammirando i suoi splendidi palazzi e i loro magnifici cortili.

Veduta della città di Ala

La seta e il velluto

Dal ‘500 al ‘700 Ala vive un periodo di forte sviluppo ecomomico grazie alla coltivazione del gelso e del baco da seta, iniziati già nel ‘400 sotto la dominazione veneta, che diedero inizio alla tessitura della seta e alla fabbricazione dei velluti.

Nel 1657 due profughi genovesi, giunti casualmente nella Vallagarina, accettarono di stabilirsi ad Ala per esercitare la professione di tessitori di velluto, arte nella quale erano abili maestri.

La prima fabbrica di velluto

Sorse la prima fabbrica di velluti in due stanze messe a disposizione da Giovanbrunone Taddei che diede poi l’avvio ad un fiorente artigianato e commercio. Comincio, così, per Ala il periodo di maggior benessere.

Uno dei due Palazzi dei Pizzini

Fu quest’ultima attività, in particolare, che cambiò l’aspetto, anche esteriore, di Ala. Si trasferirono ad Ala, infatti, molte famiglie e l’incremento demografico diede inoltre impulso ad altre attività collaterali. La società alense divenne più varia e anche l’agricoltura ne beneficiò, proprio per le accresciute esigenze della popolazione.

Via del centro di Ala

Il velluto veniva esportato in Austria, Boemia, Ungheria ed in altri paesi europei. Ala, grazie a quest’arte, fu proclamata “città” nel 1765 da Giuseppe II d’Asburgo.

I palazzi barocchi

Risale a questo periodo “aureo” la nascita di vari palazzi che  cambiarono radicalmente il tessuto urbano preesistente. Le famiglie più ricche ampliarono le loro case e le abbellirono con portali imponenti, poggioli barocchi, contorni in pietra lavorata alle finestre e mascheroni sulle chiavi di volta degli archi.

Passeggiando per i vicoli di Ala possiamo ancora ammirare il barocco sui palazzi Pizzini, Malfatti – Angelini, Gresta – Malfatti, Taddei e palazzo Gresta.

 Anche le famiglie meno ricche contribuirono al miglioramento estetico delle loro case. Infatti, la presenza in molte case dei telai per la tessitura delle stoffe e dei velluti esigeva spazio e luce che portò all’ampliamento e innalzamento delle case.

Ecco che, lungo il corso della Roggia, sorsero filatoi ed edifici artigianali che sfruttavano l’energia idraulica per la preparazione del filo di seta, tintorie. Inoltre nacquero una “garberia” per la concia delle pelli, diversi molini, fucine e folloni. Vennero costruiti interi nuovi quartieri per ospitare laboratori artigianali, magazzini e abitazioni per i lavoratori.

Mozart ad Ala

La popolarità di Ala attirò alcuni personaggi autorevoli come Carlo V e Carlo VI, Francesco I che visitò la città con la consorte Maria Teresa d’Austria. Non mancarono all’appello Napoleone I e lo zar Nicola I.

Anche Wolfang Amadeus Mozart fu ospite a Palazzo de’ Pizzini, con il padre, per ben tre volte in tre anni consecutivi

Targa su Palazzo de Pizzini

Proprio a Palazzo de Pizzini è ora visitabile il Museo del pianoforte antico che espone una prestigiosa collezione di pianoforti del ‘700.

D’estate, come d’incanto, tutta la città indossa le vesti settecentesche e, come per magia, rivive la bellezza e il fasto di quel periodo d’oro. Anche d’inverno, gli abitanti di Ala colgono ogni occasione per ricordare la tradizione del velluto, indossando gli splendidi abiti settecenteschi, come si può vedere nella clip qui sotto dove il protagonista, Tiziano, rigorosamente in mascherina, racconta, in dialetto Trentino, la sfilata settecentesca fatta per i bambini della cittadina in preparazione del Natale.

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