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Cosa Vedere a Trento. Il palazzo Fugger Galasso: opera del diavolo o di alchimisti?

Quando ero bambina, passando davanti al Palazzo Fugger-Galasso in via Manci, volgevo lo sguardo, con esitazione,  verso le finestre del primo piano, alla ricerca di un’ombra o del segno di una presenza oscura.

Il diavolo: leggenda o realtà?

Si diceva infatti che quel palazzo fosse stato costruito, in una sola notte, dal diavolo in persona, in seguito a una scommessa.

Ma questa, per fortuna, è solo una leggenda.

Il saggio di Martha Schad, pubblicato nel 1989, dal titolo “Die Frauen des Hauses Fugger von der Lilie” contribuisce a fare luce sull’aura di mistero che aleggia su Palazzo Fugger-Galasso.

Da Augusta a Trento per amore

Nel testo della Schad si narra, infatti, che nel 1593 Georg Fugger, della nota e potente famiglia di banchieri di Augusta, si trasferì  a Trento nel feudo di Villa Margone, lasciatogli in dote dallo zio della moglie Elena Madruzzo, il Cardinale Principe, vescovo di Trento, Lodovico Madruzzo.

Fu durante la sua permanenza nella Villa che Fugger affidò, nel 1602, all’architetto bresciano Pietro Maria Bagnadore il progetto dell’omonimo palazzo di via Manci.

La nascita del Palazzo manierista

L’operato di Bagnadore fu spettacolare e lo si può tutt’oggi ammirare nella parte affacciata verso il cortile interno che propone un doppio colonnato con dei bellissimi portali ornati dei simboli araldici della famiglia Fugger del giglio. Il giglio, infatti, contraddistingue questo ramo della blasonata famiglia di banchieri tedeschi, tanto potenti e ricchi da concedere credito a papi, imperatori e alla altrettanta nota famiglia aristocratica dei Medici di Firenze.

Corte interna Palazzo Fugger

E lo si può vedere soprattutto nei singoli elementi architettonici che ornano la facciata su via Manci. Una serie di lesene in pietra, sormontate da capitelli corinzi, spezzate da tre ordini di finestre sui cui timpani spezzati si alternano i simboli araldici dei Fugger: un giglio stilizzato (dal ceppo di provenienza) e una dama mitrata (possesso della contea di Kirchberg).

Emblema del Giglio
Dama Mitrata

Prima della deviazione del corso del fiume Adige, avvenuto nel 1858, il cortile del palazzo si affacciava sul fiume con un’incantevole scorcio scenografico.

Sul lato ovest del Palazzo l’architetto Bagnadore, nel 1607,  dedicò una cappella, che rappresenta un vero gioiello barocco, ai Martiri Anauniensi, Sisinio, Martirio e Alessandro. Lo stesso architetto ne eseguì anche la decorazione pittorica, mentre i pregevoli stucchi si devono al comasco Davide Reti.

Il Fugger alchimista

Questa nuova residenza fu teatro della grande passione di Georg Fugger, l’alchimia, che allora era un passatempo ricercato e assai dispendioso dei potenti.

Passatempo che non passò però inosservato agli occhi della popolazione di Trento nella quale si diffuse, ben presto, la voce che nel palazzo si praticassero operazioni diaboliche.

Ecco quindi svelato il mistero.

I Fugger banchieri al servizio degli imperatori

Nonostante la sua passione per l’alchimia, motivo per cui molti nomi noti, al tempo, finivano sul rogo, Georg Fugger era ben accreditato presso le corti di papi e imperatori, come, ad esempio Rodolfo II al quale aveva concesso in prestito ingenti somme di denaro.

Tali prestiti, tuttavia, non gli furono mai rimborsati nonostante i numerosi ricorsi che lo portarono, nel 1614,  all’arresto nel carcere di Innsbruck.

Il Palazzo Fugger-Galasso

Iniziò quindi il tracollo economico della  famiglia Fugger tanto che il figlio Nicolò fu costretto a mettere in vendita il Palazzo che venne acquistato, nel 1632, dal maresciallo imperiale Mattia Galasso.

Il Generale fece modificare il portale d’ingresso della facciata principale con altorilievi che raccontano le sue gesta come quello sulla chiave di volta, dove è collocata una scultura proveniente dal Sacco di Ferrara. Il condottiero Galasso, infatti, aveva comandato una formazione di lanzichenecchi che avevano saccheggiato alcune città (Mantova, Ferrara).

Portale istoriato del Palazzo Fugger-Galasso

Nel corso del tempo il Palazzo venne adibito ad usi diversi; nel 1936, ad esempio, parte del Palazzo fu adibita a sede degli uffici dell’Unione Pubblicità Italiana e fu poi la prima sede della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

Ora i locali sono adibiti ad abitazioni e uffici.

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