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Il torrente Leno è uno dei principali affluenti del fiume Adige, nel quale confluisce presso la città di Rovereto.

Il torrente è formato da due diversi corsi d’acqua: il Leno di Vallarsa e il Leno di Terragnolo.

Il bacino del Leno giace interamente in provincia di Trento nei comuni di Vallarsa, Terragnolo, Trambileno e Rovereto.

Il Leno di Vallarsa è intervallato da tre bacini artificiali:

  • il lago di Speccheri, sopra la frazione della Vallarsa.
  • il bacino di Busa, formato dalla diga omonima alta 27 m.
  • il lago di San Colombano, a pochi chilometri da Rovereto.

Il Leno ha svolto un ruolo importantissimo per l’attività economica roveretana poiché ha permesso la costruzione di alcune rogge, consentendo, così, lo sviluppo dell’attività della produzione e lavorazione della seta, sviluppatasi tra il 1600 e il 1800. Importanti i Filatoi di Roggia Paiari, Roggia Grande, Roggia Piccola e Rogge Riunite.

Solo qualche decennio dopo la cacciata dei veneziani, avvenuta nel 1509, inizia in Vallagarina la coltivazione del gelso e la lavorazione della seta.

Dopo di allora, la produzione della seta divenne fondamentale per la vita economica, culturale e sociale roveretana.

L’arte della seta lavorata, inizia a Rovereto nella seconda metà del cinquecento.

Queste operazioni venivano eseguite nei filatoi. Un primo filatoio idraulico fu costruito nel 1550 in via Portici dai norimberghesi fratelli Ferleger, cui seguì nel 1580 uno molto più grande dei Wegleiter, pure di Norimberga, in via Portici n.1. Alla metà del Seicento se ne contavano solo 6. Quasi sempre si tratta  di norimberghesi, come ad esempio, Ferleger, Folckamer, Guttheter, Falzorger. Nel secolo successivo i filatoi divennero 38. Questa rapida e importante crescita di filatoi fu resa possibile da nuovi importanti investitori e dalla presenza del torrente Leno.

L’Accademia Roveretana degli Agiati pontiere fra la cultura italiana e quella  tedesca

La città di Rovereto, nel periodo della produzione e lavorazione della seta, fiorì anche in campo culturale. Lo testimonia una delle istituzioni culturali più importanti, l’Accademia Roveretana degli Agiati,  fondata nel 1750, che fa da pontiere fra la cultura italiana e quella  tedesca, come sottolinea, al tempo,  uno dei suoi fondatori, Giuseppe Valeriano Vannetti. Non mancarono le numerose opere pubbliche e la costruzione di palazzi imponenti, sempre a evidenziare lo sviluppo della città in quel periodo.

Gli edifici adibiti alla torcitura e alla filatura influenzarono l’architettura roveretana. Le case, infatti, hanno subìto dei cambiamenti, in particolar modo sviluppandosi in altezza, raggiungendo i 7 piani, avvicinandosi così alla struttura del filatoio. Generalmente le abitazioni si articolavano solo su 2-3 piani.

Oggi, numerosi filatoi sono stati restaurati divenendo abitazioni, ma restando di interesse culturale e storico, in quanto testimonianza dell ‘industria serica di Rovereto.

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