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Trento Film Festival 2020: 100 film in programmazione

In questo periodo particolarmente difficile, il Trento Film Festival lancia una selezione di opere dove verranno messi a contrasto l’uomo e la natura. Il cinema torna in scena e per la prima volta, online. Sono quasi cento i film in programma, di cui 26 in anteprima mondiale e 37 in anteprima italiana.

Trento Film Festival 2020

La piattaforma adottata per la versione online del festival è sviluppata dal provider di servizi di streaming neozelandese Shift72 e dalla società francese Festivalscope, partner web dei maggiori festival e mercati cinematografici internazionali.

Ma non sarà un festival solo online, perché le proiezioni si svolgeranno anche in città e in provincia, in spazi e con modalità che seguiranno le norme stabilite.

ANTEPRIME

Si è deciso in questa edizione di ridurre la presenza dei lungometraggi narrativi, con un’eccezione, una commedia che si annunciava imperdibile per il Trento Film Festival: Paradise, una nuova vita di Davide Del Degan, presentato al Busan International Film Festival in Corea, e narra una tragicomica vicenda ambientata tra le montagne friulane, dove viene spedito un testimone di giustizia, Calogero, siciliano sotto protezione. Il film verrà distribuito nelle sale da Fandango, e non sarà quindi presente nella versione online del festival.

Si torna al documentario per l’evento di chiusura, protagonista un maestro del cinema caro al Trento Film Festival: Werner Herzog, con l’ultimo lavoro Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin, commovente omaggio al grande scrittore, giornalista e viaggiatore inglese, con cui Herzog aveva stretto una profonda amicizia, in nome della passione comune per l’avventura ai confini del mondo. Il documentario, che è anche un viaggio di Herzog a ritroso nel suo stesso cinema, sarà prossimamente nelle sale italiane distribuito da Wanted, e per questo visibile solo in proiezione al festival.

CONCORSO

Ci sono 25 opere in gara per le medaglie d’Oro e d’Argento: 14 lungometraggi e 11 cortometraggi, di cui 14 anteprime italiane e 2 anteprime internazionali, provenienti da 16 paesi diversi.

Citiamo inanzitutto il documentarista cileno Patricio Guzmán, i cui commoventi film tra memoria e politica sono stati presentati a Trento in occasione del programma “Destinazione… Cile” nel 2016, e partecipa per la prima volta al concorso con l’ultimo lavoro La Cordillera de los Sueños, ovvero una riflessione sul significato delle Ande per l’identità cilena, che racconta quelle montagne come presentandole come metafora. Il film sarà distribuito in Italia da I Wonder.

Continuiamo con Suspensión di Simón Uribe che ha per protagonisti una surreale autostrada sospesa mai completata, costruita tra impervie foreste, e gli indigeni rimasti a fare i conti con questo mostro di cemento; poi Cholitas degli spagnoli Jaime Murciego e Pablo Iraburu, su un gruppo di donne che sfidano pregiudizi e altitudine per cimentarsi nella scalata dell’Aconcagua, con 6962 metri la montagna più alta delle Ande, indossando i coloratissimi abiti tradizionali della popolazione aymara.

Passando all’alpinismo, The Last Mountain di Dariusz Zaluski sulla spedizione invernale polacca del 2018 al K2, con i fortissimi Krzysztof Wielicki, Adam Bielecki e Denis Urubko, e Alpinist – Confession of a Cameraman di Minchul Kim e Iljin Lim, omaggio di inedita sensibilità ai protagonisti dell’alpinismo sudcoreano recente.

Tre le opere di produzione o co-produzione italiana: Sicherheit 123 degli altoatesini Florian Kofler e Julia Gutweniger è una stupefacente ricognizione attraverso l’arco alpino, per ritrarre le molteplici forme del confronto tra uomo e forze della natura; Noci sonanti di Damiano Giacomelli e Lorenzo Raponi;

The Valley del portoghese Nuno Escudeiro, girato nella Val Roia sul confine tra Italia e Francia, dove una vivace comunità di montanari rischia denunce e arresti per assistere i rifugiati che attraversano le Alpi a piedi.

C’è poi A Tunnel di Nino Orjonikidze e Vano Arsenishvili, che documenta le tensioni tra gli abitanti di una regione di montagna e l’impresa cinese che vi sta costruendo la ferrovia che collegherà Europa e oriente, la nuova “Via della seta”; Sidik and the Panther di Reber Dosky, filmato tra le montagne del Kurdistan, dove il leggendario e inafferrabile leopardo persiano potrebbe diventare la chiave per portare la pace in un’intera regione; e Sing me a Song del belga Thomas Balmès, che torna in Buthan per raccontare la vicenda di un giovane monaco combattuto tra l’isolamento in un monastero tra le montagne, e le tentazioni del suo smartphone, che lo connette al resto del mondo.

Due opere molto diverse porteranno gli spettatori nel Grande Nord americano: North della francese Leslie Lagier, ispirato ritratto del leggendario Yukon canadese, e Der Bär in mir di Roman Droux, che segue la spedizione del biologo svizzero David Bittner nell’Alaska più selvaggio, dove i due passeranno un’estate condividendo una vallata con giganteschi orsi grizzly.

Completano il Concorso gli 11 cortometraggi che si contendono la medaglia d’Argento, ci sono, The Tough del polacco Marcin Polar; l’esilarante Guy Proposes to his Girlfriend on a Mountain di Bernhard Wenger dall’Austria; l’inclassificabile Untitled (Burned Rubber on Asphalt, 2018) di Tinja Ruusuvuori dalla Finlandia; gli italiani Carie di Achille Mauri, e Pratomagno di Gianfranco Bonadies e Paolo Martino, altra opera in cui la montagna diventa luogo dell’incontro e della solidarietà tra italiani e migranti; e il film d’animazione svedese Zlatan in the Slopes di Monne Lindström, il cui protagonista è proprio il leggendario Zlatan Ibrahimović, qui impegnato su una pista da sci.

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Studentessa del liceo Galilei di Trento, mi piace scrivere perchè è un modo per esprimere le mie emozioni e per guardare il mondo con occhi diversi
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